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sabato 3 luglio 2010

ASCOLI PICENO/ L’ORDINE DI MALTA HA INCONTRATO FLAVIO FALZETTI


(PRESSOFF.INFO) ASCOLI PICENO, 03 LUG. – La toccante testimonianza di Flavio Falzetti, tornato al calcio dopo 35 cicli di chemioterapia e che da undici anni si batte contro un linfoma, la Bestia, come la chiama lui, ha caratterizzato l’ultima cena di beneficenza della Delegazione di Ascoli Piceno e Fermo dell’Ordine di Malta. Al banchetto, durante il quale Falzetti ha presentato anche il suo libro testimonianza, “Oltre il 90°”, è intervenuto S.E. Monsignor Silvano Montevecchi, Vescovo di Ascoli Piceno e Cappellano Gran Croce Conventuale ad honorem dell’Ordine. Presenti alla serata molti Confratelli e Consorelle della Delegazione di Ascoli Piceno e Fermo guidata dal Nobiluomo, Andrea Nannerini, Marchese di Nannarini, Patrizio di Fermo e Cavaliere di Grazia e Devozione. Per quanto riguarda le Autorità hanno partecipato sia il presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Piero Celani, che il suo vice, Pasqualino Piunti, oltre diversi altri Assessori e Consiglieri sia provinciali che dei comuni limitrofi a Cupra Marittima. “Nel libro –ha affermato Falzetti, riscotendo la solidarietà di tutti in primis di S.E. Montececchi - voglio solamente descrivere cosa ho provato per 7 lunghissimi anni a convivere con il cancro e quanto sia importante e prezioso rimanere attaccati alla vita. Condizione essenziale e necessaria per tentare di sconfiggere una cosi tenibile malattia. Intendo dare una speranza a tutte le persone che stanno combattendo il cancro. Avuta la certezza del male che mi aveva colpito ho vissuto momenti di vero sconforto ma non mi sono mai arreso. Ho sempre creduto che un giorno o l'altro avrei avuto la meglio nei confronti della "bestia”. Le cure sono importanti, è vero, ma è anche fondamentale avere un animo "guerriero". Perchè deve essere la mente, e non l'inverso, a dominare la malattia. Forte di questa convinzione posso dire che sono stato io a rincorrerla per poi renderla innocua. Ogni giorno mi sono detto che per la malattia era stato un errore entrare nel mio organismo, che aveva sbagliato soggetto. Nonostante la gravità del male che avevo in corpo ho voluto essere sempre attivo praticando l'allenamento fisico. Mantenendomi a strettissimo contatto con la vita di tutti i giorni, con l'ambiente che mi circondava, frequentando amici e persone senza mai vergognarmi per quanto mi stava accadendo. La malattia umilia in certe situazioni. Ti cadono i capelli, appari emaciato, stanco, pallido, ti senti inferiore a tutti gli altri. Ho subito e superato questo stato di forte disagio. Sono sempre uscito di casa, ho condotto una vita normale, ho fatto e praticato le stesse ed identiche cose che facevo quando stavo bene senza mai isolarmi. Quanti momenti difficili ho passato. Tante le ricadute ma ogni volta con orgoglio e volontà mi sono rialzato ed alla fine la mia testardaggine dopo 7 lunghissimi anni mi ha permesso di venirne fuori pur sé tuttavia ogni 6 mesi devo sottopormi a cicli di terapia. Questo però non mi ha impedito di allenarmi, di praticare il mio sport preferito (il calcio) a livello agonistico. Ho giocato prima scampoli di partita per poi essere impiegato per tutti i 90' regolamentari. La mia forte fibra e la mia professione (calciatore) mi hanno insegnato a combattere anche in stato di assoluta inferiorità ed il duro allenamento mi è stato di grandissimo aiuto nel contrastare giorno dopo giorno il cancro ed a rendenni consapevole che la forza mentale in questi casi disperati molto spesso gioca un molo di vitale importanza. Ora posso ben dire esistono due Flavio FaIzetti: uno pre cancro e l'altro figlio della fase successiva”.

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