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venerdì 2 luglio 2010

CONSORZIO DI BONIFICA PICENO/ UDC: SI ANNULLINO PER QUANTO POSSIBILE LE CARTELLE

(PRESSOFF.INFO) ASCOLI PICENO, 02 LUG. – Che un Ente, il Consorzio di Bonifica, sia in difficoltà, può anche accadere, ma che quest'Ente si svegli dopo diversi anni di quasi completa inattività e riscopra la sua potenzialità istituzionale ricordandosi dei cittadini, possidenti anche di modestissime proprietà terriere, non per dare un servizio al cittadino, ma solo perché deve ripianare un disavanzo finanziario nel bilancio consuntivo del 2003, è contro qualsiasi logica. Per di più in questo momento di crisi in cui i cittadini non possono vedersi scaricati addosso ogni volta tutti gli oneri conseguenti a gestioni amministrative disastrose”. Ad affermarlo è Sergio Corradetti, segretario provinciale dell’Udc, Unione di Centro.“Ad aggravare ancora di più la vicenda – spiega Corradetti - c’è anche il fatto che molte cartelle recapitate sono state semplicemente spedite per posta senza una corretta procedura di notifica. Molte cartelle sono state anche inviate a persone che non sono più proprietarie dei terreni tassati o a persone addirittura decedute. Si tratta di un’azione di recupero viziata da troppe irregolarità formali e sostanziali. Sembra piuttosto “un tentativo di recupero” a danno dell'ingenuità dei cittadini, che molte volte, per non avere problemi dicono “meglio pagare”: costa, infatti, di meno pagare 17 euro (o poco più) che fare ricorso (solo la marca da bollo costa € 14,62). E' ora però di finirla con questi metodi: il cittadino deve pagare si, ma solo quello che gli compete e per i servizi di cui usufruisce realmente”. “Consigliamo al Commissario del Consorzio di Bonifica – conclude il Segretario provinciale dell’Udc - di annullare, almeno per quello che ora (a scadenza avvenuta) si può, questa operazione di recupero: di farla eventualmente solo per crediti non prescritti, verso le persone cioè che sono titolari di proprietà e nel rispetto delle procedure di notifica degli atti. Diversamente davvero il Commissario rischierebbe di veder sommerso il suo Ufficio di ricorsi in Commissione tributaria e d’istanze di auto-tutela, con il rischio, perfino, di dover pagare di più di quello che pensa di incassare. La nostra, si badi però, non è istigazione ad evadere, ma una decisa pretesa di chiarezza”.

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