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lunedì 9 settembre 2013

PALMIANO/ UN POLO PRODUTTIVO DELLA PATATA PER COMBATTERE LA CRISI


(PRESSOFF.INFO) PALMIANO/ AP, 10 SET. - La patata come risorsa lavorativa per il nostro territorio. Di questo si è parlato a Palmiano in occasione del convegno introduttivo alla ormai celebre sagra della patata. Uno dei fiori all'occhiello dell'Amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Amici. La novità più grande del convegno è stata sicuramente l'annuncio che con il supporto istituzionale dei sindaci dei comuni di Montegallo, Montemonaco, Palmiano, del Presidente della Comunità Montana del Tronto e di quello della Comunità Montana dei Sibillini si sta costituendo un raggruppamento di imprese, che dovrebbe dare luogo ad un polo produttivo. Un apprezzabile intervento in tal senso è stato reso da Roberta Zachmann, titolare di  un'azienda agricola che ha sede nella frazione di Propezzano nel Comune di Montegallo. L'azienda è proprietaria di circa 30 ettari in parte collocati all'interno del Parco dei Sibillini. La coltivazione di patate è stata avviata da una decina d'anni a titolo sperimentale. "La cultivar utilizzata - spiega la Zachmann - è la Kennebec, una patata a pasta bianca, semi-precoce, che non richiede molta acqua, quindi indicata per le zone montane. Ha una bassissima resa ed è adatta a tutti gli utilizzi culinari. Le difficoltà maggiori sono gli attacchi della fauna selvatica, l'assenza di sistemi irrigui e la morfologia del terreno. Altre difficoltà sono la difficoltà di stoccaggio e conservazione di grossi quantitativi, la mancanza di una struttura per la valorizzazione e commercializzazione. Sin dall'inizio è parso chiaro che con questi presupposti non avremmo potuto essere competitivi economicamente. Era quindi necessario puntare su qualità e peculiarità. La qualità è ottenuta e garantita dal terreno e dalla quota d'ubicazione in un ambiente incontaminato e dalle rotazioni agrarie. Tentiamo inoltre di ridurre al minimo il consumo di risorse non rinnovabili". "La qualità del prodotto - prosegue - ed i costi di produzione di tutto rilievo incidono fortemente sul prezzo. A riguardo, in un'ottica di contenimento dei costi, si dovrebbe dare luogo ad un polo produttivo che dovrebbe articolarsi su 2 livelli. La produzione dovrebbe essere affidata da una pluralità di soggetti che si impegnino a coltivare nel pieno rispetto di un disciplinare. La commercializzazione potrebbe essere affidata ad un sodalizio associativo, costituito dagli stessi produttori che dovrebbe: agire da piattaforma per l’acquisto di tutti i prodotti per la coltivazione; ritirare il prodotto; dotarsi di personale esperto in problematiche commerciali cui affidare ricerca di mercato e collocamento; promuovere il prodotto nelle sedi istituzionali competenti per ottenerne il riconoscimento Igp; assumere le iniziative necessarie per migliorare l'apparato produttivo-distributivo. La separazione tra polo produttivo e distributivo è necessaria per favorire l'ingresso di piccole realtà. Queste sono zone disagiate, gli appezzamenti di terreno di modeste dimensioni e la popolazione residente è costituita da persone anziane poco propense all'intraprendere nuove attività. Esonerandoli dal problema della collocazione si potrebbe favorire il loro ingresso per ampliare la base produttiva. La garanzia della produzione è necessaria per presentarsi a determinati acquirenti, come la gdo". "Queste zone - conclude -  sono state caratterizzate, dal primo dopoguerra in avanti, da un forte fenomeno di migrazione verso l'estero e verso gli allora nascenti poli industriali. Vorremmo cercare di tornare in queste terre ancora poco inquinate, per tentare di reimpiantare quelle attività che in passato ne hanno contraddistinto la vita. La nascita di un polo produttivo potrebbe essere un volano ed avere un effetto moltiplicatore per l'economia locale. Si verrebbe a creare un aumento della domanda di beni e servizi che innescherebbe così un circolo vizioso che si autoalimenta".

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